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Namokaar Mantra
  Saman Suttam
  IL JAINISMO
  JAINISM IN ITALY

ESTRATTI DA:

“SAMAN SUTTAM,
IL CANONE DEL JAINISMO,
LA PIU’ ANTICA DOTTRINA DELLA NONVIOLENZA”

12.PRECETTI SULLA NONVIOLENZA

(147) Caratteristica essenziale di ogni uomo saggio è non uccidere nessun essere vivente. Senza dubbio, si devono comprendere i due principi della Nonviolenza e dell’uguaglianza di tutti gli esseri viventi.

(148) Tutti gli esseri viventi vogliono vivere e non vogliono morire; per questo le persone completamente prive di attaccamenti (Nirgrantha) proibiscono l’uccisione degli esseri viventi.

(149) In ogni caso, non si dovrebbero mai uccidere né consapevolmente né inconsapevolmente gli altri esseri viventi -mobili o immobili- di questo mondo, né si dovrebbe permettere ad altri di ucciderli.

(150) Come il dolore non piace a te così non piace agli altri. Conoscendo questo principio di uguaglianza, tratta sempre gli altri con rispetto e compassione.

(151) Uccidere un essere vivente è come uccidere sé stessi; provare compassione per un essere vivente è come provarla per se stessi. Chi desidera il proprio bene, dovrebbe evitare di causare qualsiasi danno a un essere vivente.

(152) L’essere vivente che vorresti uccidere è uguale a te stesso; l’essere vivente che vorresti sottomettere è uguale a te stesso.

(153) Il Signore Jina ha detto che l’assenza degli attaccamenti è Ahimsa (Nonviolenza); invece la presenza degli attaccamenti è himsa (violenza).

(154) Anche la sola intenzione di uccidere causa la schiavitù del karma, sia che tu uccida sia che tu non uccida; dal punto di vista reale, questa è la natura della schiavitù del karma.

(155) Sia la non-astinenza dalla violenza sia l’intenzione di commetterla sono himsa.
Pertanto un comportamento non costantemente vigile dovuto alle passioni equivale a himsa.

(156) La persona saggia è quella che lotta sempre per sradicare i suoi karma e che non è attratta da himsa. Chi si sforza fermamente di rimanere nonviolento è, dal punto di vista reale, uno che non uccide.

(157) Secondo le scritture, l’individuo è sia violento sia nonviolento. Quando è attento è nonviolento, quando è disattento è violento.

(158) Non esiste una montagna più alta del monte Meru; non esiste niente di più vasto del cielo; analogamente, sappi che non esiste in questo mondo una religione più grande della religione dell’Ahimsa.

(159) O essere mortale, sii libero dalla paura e lascia che gli altri siano liberi dalla paura. Perché abbandonarsi a himsa in questo mondo di cose transitorie?